I BUONI FRUTTI un franchising sociale per l’AS

In occasione di Agri@tour è stato presentato il progetto di franchising sociale per l’agricoltura sociale e il marchio I BUONI FRUTTI (www.ibuonifrutti.eu).

Il progetto ha come protagonisti AICARE e il Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Pisa e nasce con l’intento di formare una fattiva comunità di portatori di pratiche di agricoltura sociale, accrescerne la visibilità e valorizzare i frutti del loro lavoro agli occhi dei consumatori. Il progetto si basa sulla logica del franchising ma secondo criteri di apertura e di partecipazione attiva e vuole coinvolgere tutti i portatori di seri progetti di agricoltura sociale senza divisione di appartenenze. IBUONIFRUTTI è un marchio etico i cui valori sono comunicati in modo omogeneo sul territorio, per diffondere e condividere conoscenze e sviluppare un linguaggio, valori e un’identità comune. I BUONIFRUTTI trasferisce conoscenze e modi di operare in agricoltura sociale già testati da aziende e da reti di territorio con l’intento di facilitare il processo di diffusione delle pratiche di agricoltura sociale secondo modi di lavoro attenti a tutti gli attori coinvolti, in particolare di quelli più deboli. IBUONIFRUTTI è anche una comunità che accresce la conoscenza collettiva attraverso strumenti e metodi di condivisione delle esperienze e delle questioni quotidiane con cui i portatori di pratiche privati e pubblici si confrontano. Il progetto è esso stesso un elemento di innovazione sociale nel mondo dell’agricoltura volto ad accrescere su scala nazionale l’impatto delle pratiche di agricoltura sociale e la co-produzione di valore economico e sociale in una logic a di sussidiarietà ed economia civile. Maggiori info e contatti su http://www.ibuonifrutti.eu.

Il Volontariato e l’Agricoltura sociale

L’AS attrae una pluralità di attori tra cui le associazioni di volontariato che, pur non essendo soggetti di impresa, in questi anni, hanno saputo dar vita ad esperienze puntuali capaci di coniugare l’uso delle risorse agricole e responsabilità sociale, economia e solidarietà, sperimentando iniziative sia direttamente, seppure in scala ridotta, sia in collaborazione con altri soggetti del terzo settore, dell’imprenditoria agricola e delle istituzioni. Ogni tipo di approccio operativo scelto dalle associazioni che si avvicinano al tema dell’AS ha vantaggi e svantaggi. Di certo la legge sull’agricoltura sociale approvata alla Camera dei Deputati non contempla le associazioni di volontariato tra i soggetti che praticano agricoltura sociale. Ciò non significa, come prevede la legge stessa, che le Associazioni non possano collaborare a pratiche di agricoltura sociale, anzi. Capire come diviene quindi importante.

Con lo scopo di favorire questa conoscenza, il Centro Servizi Volontariato Toscana, e il Dipartimento di Scienze Veterinarie UniPisa, nel 2012 hanno definito linee di condotta per facilitare creazione di progettualità di AS da parte delle Associazioni di volontariato, dal concepimento dell’idea alla sua realizzazione. Di fatto, un’associazione di volontariato può avvicinarsi al tema dell’AS secondo tre diversi sentieri nei quali l’associazione: 1. Mantiene la sua natura associativa e opera in autonomia su una scala ridotta e non professionale; 2. Mantiene la sua natura associativa ma si apre alla collabora con attori del profit, in questo caso aziende agricole; 3. diventa impresa nell’ambito dell’economia civica, valutando le forme ibride previste dal nostro ordinamento. La scelta dell’uno o dell’altro percorso spetta all’Associazione in funzione dei propri obiettivi e finalità. La collaborazione tra associazionismo e mondo profit agricolo rappresenta una vera opportunità di potenziamento del contributo che entrambi gli attori possono dare per mobilizzare in modo corretto le risorse dell’agricoltura a fini sociali sui territori.

Il lavoro  “Agricoltura sociale e volontariato in Toscana” elabora due diversi livelli di lettura. Un primo livello di conoscenza generale che si rivolge a ciascuna tipologia di associazione, indipendentemente dal tipo di sentiero che intende intraprendere e un livello di approfondimento per il quale ciascuna associazione può approfondire la parte specifica collegata al suo percorso di sviluppo. Il lavoro è scaricabile dal sito del CESVOT (http://www.cesvot.it/repository/cont_schedemm/9892_documento.pdf).

Linee guida per l’agricoltura sociale, come procedere?

La legge sull’agricoltura sociale approvata dalla Camera dei Deputati prevede che le Regioni definiscano linee guida, anche per il tramite di Osservatori Regionali, per il riconoscimento e la gestione delle attività di agricoltura sociale sul territorio. In mancanza degli interventi regionali è lo Stato che è chiamato a intervenire. Alcune Regioni Italiane, in verità, hanno già operato in questo senso (Regione Veneto e Regione Liguria) definendo delle linee guida regionali in corso di precisazione. La definizione di linee guida è aspetto cruciale per il modo in cui le pratiche di agricoltura sociale possono prendere forma e la loro definizione richiede competenza e conoscenza dei progetti esistenti e di come questi già interloquiscono tra loro e con gli attori pubblici responsabili delle politiche socio sanitarie sui territori (Comuni, ASL e specifici servizi di queste). Il primo territorio che in Italia ha formalizzato procedure di riconoscimento delle pratiche di agricoltura sociale è stata la Società della Salute della Valdera (www.sdsvaldera.it) che, attraverso le discussioni partecipate all’interno di un tavolo di agricoltura sociale al quale partecipano tutti i portatori di interesse pubblici e privati interessati al tema, si è data una carta di principi, una modalità per riconoscere e registrare i portatori di progetto di agricoltura sociale, ha codificato dieci tipologie di servizio di agricoltura sociale per le diverse tipologie di utenza, ha attuato processi di valorizzazione dei prodotti di agricoltura sociale. Questo modo di operare si è poi estesa ad altri territori della Toscana (in particolare Pisa, Alta Val di Cecina, Amiata Grossetano -www.amiataresponsabile.it). Lo stesso Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’UniPisa che ha collaborato con i territori ha definito linee guida e indicazioni per la loro predisposizione sui territori. La  valorizzazione di queste esperienze nelle costituende linee guida regionali e nazionale rappresenta utile elemento di riflessione per assicurare applicazioni innovative in agricoltura sociale evitando formalizzazioni poco coerenti con i processi di innovazione in atto e il rischio di ingessare le pratiche di agricoltura sociale che stanno nascendo dentro confini angusti se poco coerenti con i processi di campo.

Agricoltura sociale innovativa ad Arezzo sabato 15 novembre

Sui territori italiani l’agricoltura sociale rappresenta una frontiera dell’innovazione sociale in agricoltura. Le pratiche operano a cavallo di settori, competenze, rifondando valori e modalità di contribuire alla creazione di valore economico e sociale in tempi difficili. Questa area di innovazione ha molti elementi di difficoltà il primo è quello che deriva dal distaccarsi dalle routine di lavoro di molti attori pubblici e privati, promuovere nuova consapevolezza e responsabilità diffuse rispetto ai problemi che quotidianamente viviamo, proporre soluzioni inconsuete di collaborazione tra attori con culture diverse. Proprio la rottura delle barriere e la riarticolazione dei saperi è elemento centrale dell’innovazione in agricoltura sociale. Quali sono le innovazioni oggi disponibili? Come promuovere da parte pubblica comportamenti corretti di partecipazione delle reti di imprese agricola alla produzione di salute e di inclusione? in che modo facilitare la diffusione rapida delle pratiche di agricoltura sociale sui territori e valorizzarne i prodotti mediante tecniche di franchising sociale, quale il contributo delle associazioni di volontariato alle pratiche di campo? e quali esempi per la cooperazione sociale agricola? Sono questi alcuni dei temi che saranno affrontati ad Arezzo in due seminari organizzati in collaborazione con la Regione Marche e con il MIPAAF

http://www.aicare.it/eventi/news/aicare-ad-agrietour-2014

Agricoltura sociale innovativa

Le pratiche territoriali di agricoltura sociale facilitano percorsi di inclusione sociale attiva, in cui le persone sono accompagnate, soddisfacendo i propri bisogni sociali, verso il progressivo inserimento nella conoscenza e nelle reti di attori locali, concorrendo, ove necessario, a rafforzare competenze professionali specifiche ed a generare opportunità lavorative. Queste esperienze sono basate su una logica di economia civile e su una forte integrazione di competenze e risorse tra settori e tipi di soggetti. La collaborazione tra imprese agricole private, soggetti del terzo settore, servizi pubblici, organizza, così, reti di protezione sociale nuove, volte ad integrare servizi formali e reti informali, comunitarie, basate sulla volontarietà, la responsabilità ed un movente condiviso. L’intermediazione si realizza in nuovi modelli organizzativi, di frontiera, ibridi (ad esempio il tavolo di agricoltura sociale locale) ovvero formule collaborative tra imprese agricole e cooperative sociali, sotto forma di ATI o di cooperative agricolo-sociali. Questi luoghi o realtà sono accomunati dalla condivisione di un forte movente ideale ed una conoscenza costruita in modo condiviso, attraverso scambi ed incontri ripetuti. Il movente può essere trasmesso all’esterno contribuendo ad accrescere la reputazione del soggetto che lo esprime e, di rimando, a generare nuove alleanze con una pluralità di attori, tra cui gli stessi consumatori e cittadini.

Fatta la legge……..

La camera dei Deputati ha approvato il testo di legge sull’agricoltura sociale dopo tre legislature. Un passaggio importante, per molti versi atteso, che accresce oggi la responsabilità dei portatori di interesse sul tema nel favorire una piena comprensione dei processi di innovazione che su molti territori e progetti si sta da anni sviluppando. L’agricoltura sociale è innovativa per la sua capacità di co-produrre valori economici e sociali in una logica di sussidiarietà tra attori pubblici e privati e seguendo logiche di economie civile. L’agricoltura sociale è innovativa quando muove da logiche di assistenzialismo e di intercettazione di fondi pubblici e agevolazioni, magari tra settori che rischiano di entrare in concorrenza. Agricoltura sociale è innovativa quando è capace di promuovere incontro, sviluppare nuova conoscenza del mondo agricolo negli operatori sociali e viceversa, quando sa promuovere collaborazione e mobilizzazione delle risorse del territorio, quando associa imprenditorialità e nuove responsabilità nei confronti delle comunità di appartenenza, quando associa l’operare delle imprese agricole con  il mondo del volontariato e della cooperazione sociale con le istituzioni locali. Il rischio, fatta la legge, è che si perda tutta l’innovazione che c’è nel concetto di agricoltura sociale. Muovere dalle logiche consuete verso nuovi sentieri, anche della legittima rappresentanza, per promuovere cambiamento vero è ciò che rende innovativa l’agricoltura sociale. Su questo c’è molto da lavorare, nei progetti, nei territori, nelle istituzioni e nelle rappresentanze. Ma è una buona sfida che domani potrà essere percorsa con maggiori certezze anche grazie alla legge.